giovedì 31 dicembre 2020

Se Dio è ingenerato, in che senso è corretto dire che Dio ha una madre?

Il 1° gennaio la Chiesa cattolica, secondo il calendario romano ordinario, celebra la solennità di Maria, venerata con il titolo di Madre di Dio. Si tratta certamente di uno dei dogmi più difficili da comprendere, perchè strettamente congiunto a uno dei due dogmi fondamentali del Cattolicesimo, ossia quello della Trinità (l'altro dogma fondamentale è quello della Redenzione ed entrambi sono sintetizzati nel "segno della croce"), che è probabilmente il dogma più difficile da studiare, un vero mistero di fede.
Se indichiamo con la parola Dio l'ente che è all'origine di tutto ciò che esiste, che trascende tutto, persino il tempo, totalmente privo di parti (in teologia si dice a proposito che Dio gode dell'attributo della semplicità), come possiamo definire un essere umano, una donna, Madre di Dio?

Sappiamo dalla Scrittura che la seconda persona della Trinità, il Figlio, ha preso carne con il fine ultimo di espiare la colpa dovuta al peccato originale. Sappiamo anche che è stato concepito in maniera soprannaturale: senza ricorrere all'ordinario concorso sessuale, l'embrione di Gesù è stato concepito nell'utero di Maria attingendo per metà al patrimonio genetico femminile della madre, a sua volta depositario di millenni di storia umana, e per metà da un patrimonio genetico maschile creato ex nihilo, dal nulla, per un puro intervento creatore dello Spirito Santo. Un prodigio incredibile, a ben pensarci. Siamo davvero di fronte a quella che i teologi nei secoli hanno chiamato "nuova creazione", il nuovo Adamo.

Ecco dunque l'evento. L'Arcangelo Gabriele apparve a Maria per annunziarle il grande evento dell'Incarnazione, rivelandole la singolare grazia di essere stata concepita senza peccato (Luca 1, 28: "Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te") e, nel momento in cui ricevette il fiat dalla giovane fanciulla, l'angelo "partì da lei" (Luca 1, 38b). In quell'istante, l'embrione venne concepito nell'utero di Maria e la seconda persona divina del Figlio si unì ipostaticamente ad esso.

Cosa significa? La struttura psicologica di Gesù fu identica a quella di tutti gli altri uomini, tripartita secondo le facoltà vegetative, sensitive e razionali. Anche Gesù ha un'anima immortale, che è da distinguere dalla Divinità. Corpo, anima e spirito di Cristo formano la sua natura umana, cui si è applicata la persona del Figlio. O meglio: la natura divina del Figlio "ha attratto a sè" la natura umana di Gesù al momento del concepimento, come una calamita attrae il ferro, e con essa ha attratto a sè tutta l'umanità corrotta dal peccato. Così infatti Dio ha voluto da sempre. In questo modo, non c'è stato cambiamento alcuno in Dio, così come il Sole non muta nell'attrarre i pianeti intorno a sè, ma muove pur rimanendo immobile

Ora, dire che la natura umana di Gesù è unita ipostaticamente al Figlio (ipostasi in greco vuol dire 'persona') significa che, nella persona del Figlio, umanità e divinità sono distinte e unite. Nestorio (381 - 451), arcivescovo di Costantinopoli, credeva che le due nature di Cristo fossero distinte e separate. In tal senso, il corpo umano di Gesù era concepito come un burattino nelle mani del Dio Figlio. Al contrario, Eutiche (378 - 454), superiore di un monastero di Costantinopoli, credeva che le due nature di Cristo fossero non solo unite, ma confuse, tanto che l'umanità sarebbe venuta meno a favore della divinità. Entrambi questi teologi sono stati condannati dalla Chiesa infallibilmente (cfr. Concilio di Calcedonia). Abbiamo quindi una persona, il Figlio, con due nature, quella umana e quella divina.  Possiamo dire che il corpo umano di Gesù si è innestato nella Trinità. E quindi nel Figlio ogni natura compie la propria azione: Dio fa ciò che è proprio di Dio (miracoli, cammina sulle acque, etc.), l'uomo fa ciò che è dell'uomo (insegna, prega, muore, etc.), senza che l'azione di una natura entri in contraddizione con l'azione dell'altra. 


Maria non può essere Madre di Dio, ovviamente, nel senso di colei che ha dato vita alla Trinità: Dio non sarebbe più Dio. Ma poiché ha generato il corpo umano di Cristo, che è stato unito ipostaticamente a Dio Figlio tanto da essere stato assorbito nella Trinità, Maria è davvero Madre di Dio: perché tutto quello che è dell'Uomo Gesù è anche del Dio Gesù, in quanto le due nature sono unite nella persona. La natura umana di Gesù Cristo è in Dio pur non essendo in se stessa divina. Nessun essere umano condivide con questo corpo perfetto il patrimonio genetico, eccetto la Madre, Maria, che è così unita al Figlio - e quindi a Dio - non solo nell'essenza di essere umano, ma addirittura nella somiglianza materiale. Gesù è Immagine del Padre, ma anche Immagine di Maria.

Ora, sorge una domanda, spontanea per l'uomo moderno che non riesce più ad apprezzare il valore delle realtà metafisiche, delle domande eterne. Anzi, incapace di accedere intellettualmente a queste, le sminuisce, accusandole di astrattismo e vacuità, non comprendendo che da esse discende il modo corretto di relazionarsi con Dio e con il prossimo. E' triste vedere anche molti teologi moderni sminuire l'importanza capitale di simili questioni. A che cosa serve capire se è corretto chiamare Maria Madre di Dio, se in Gesù vi siano una o due nature, se esse siano disgiunte o confuse? Davvero Dio bada a questi arzigogoli filosofici? Ebbene, sì: Dio ci bada eccome! 

E in effetti, dal dogma mariano della maternità divina sorge almeno una considerazione (ma se ne possono fare tante altre, in verità), legata alla stessa figura della Beata Vergine Maria. Cristo è mediatore tra l'uomo e Dio, perché in quanto Uomo-Dio ha attratto verso l'alto la condizione umana: "Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?" (Giovanni 10, 34). Ma l'amicizia tra Dio e l'uomo, che è la grazia, viene meno ogni qualvolta il singolo pecca mortalmente. La misericordia di Dio non è mai separata dalla giustizia, come la natura umana di Cristo non è mai separata dalla sua divinità. Ma anche nella condizione di peccato mortale, Maria si pone come intercessore costante. Maria è la massima esaltazione della femminilità, intendendo con questo termine tutto ciò che denota cura e gratuità. L'istinto del bambino vede nella madre l'amore che dona e si dona, anche quando questo non è meritato. Il bambino corre dalla mamma quando si accorge di aver fatto un misfatto. Questo istinto profondo dell'uomo vale anche nella vita spirituale, nei confronti di Maria, che lo stesso Cristo ha eletto Madre dell'umanità, in conseguenza del fatto che da Lei è stato generato il Corpo Perfetto che è nella Trinità. A san Giovanni apostolo, infatti, e in lui a tutti gli uomini, Gesù dalla croce - cioè dal fine stesso dell'Incarnazione - ha detto: "Ecco tua madre!" (Giovanni 19, 27). E l'evangelista aggiunge: "E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa". Prendiamo anche noi Maria nella nostra casa, cioè nel nostro cammino di perfezione spirituale. Perché Dio dà tutto in sovrabbondanza, ma niente di ciò che dà è inutile.


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