L'episodio dei Magi è narrato solo dal vangelo di Matteo. Forse non casualmente, dal momento che Matteo ha destinato il proprio vangelo al popolo ebraico, il quale si era fossilizzato in un nazionalismo sterile, che faceva coincidere l'appartenenza a determinate tribù con la vocazione alla salvezza. Di conseguenza, anche l'atteso Messia, il figlio di Davide, doveva riguardare il solo popolo di Israele. L'epifania ai Magi stravolge questa prospettiva erronea, smentita tra l'altro a più riprese dalla stessa Scrittura veterotestamentaria.
I Magi infatti, contrariamente a quanto vuole una certa tradizione apocrifa, non furono re (e forse - ma non abbiamo prove sufficienti - non furono neanche tre), bensì sacerdoti, appartenenti a una grande religione monoteista ormai scomparsa, il mazdeismo, che all'epoca di Gesù era la seconda grande religione monoteista dopo il giudaismo (in realtà ve ne erano anche altre, ma il discorso sarebbe complesso e questa non è la sede adatta per parlarne). La religione mazdeista - più nota oggi con il nome di zoroastrismo - era diffusa in Persia (grossomodo attuale Iran) e professava la fede in un solo Dio, Ahura-Mazda, creatore del cielo e della terra. Il suo profeta e riformatore principale fu Zoroastro. Vi sono enormi affinità con le teologie ebraica e cristiana, che hanno spinto i maligni (influenzati dal metodo storicistico e moderno di concepire i fenomeni storici) a credere spesso che in realtà i nuovi monoteismi altro non sarebbero che una derivazione ed adattamento degli antichi. L'elemento più interessante della religione mazdeista era l'attesa di un Salvatore dell'umanità, il Saoshyant. La visita dei Magi conferma - agli ebrei dapprima, ma anche a noi che ci professiamo cattolici - che Cristo realizza le attese dell'uomo in quanto essere umano, non in quanto appartenente a determinate categorie, ma in quanto animale razionale e, per conseguenza, spirituale. La promessa del Messia è infatti antichissima: secondo quanto leggiamo in Genesi, già dopo il peccato originale, Dio promise il Messia ai protogenitori Adamo ed Eva. Non dobbiamo stupirci allora se ritroviamo nelle religioni antiche retaggi di queste promesse universali. Esse rispecchiano un bisogno antropologico profondo. Questo non significa, ovviamente, che tutte le religioni salvano: al contrario, in Cristo c'è l'unica vera fede.Immaginiamoci questi sacerdoti-astronomi che per anni avevano letto e studiato sulle proprie Scritture, le Avesta, che un giorno Ahura-Mazda avrebbe inviato il Salvatore, colui che, guidando le truppe del Bene, avrebbe portato alla redenzione del cosmo e alla sconfitta di Angra Mainyu, lo spirito del male. Essi avevano letto anche che la venuta del Salvatore sarebbe stata segnata da un prodigio celeste, una stella, come leggiamo nel vangelo.
"Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Matteo 2, 9b-11).
Dobbiamo pensare, probabilmente, che i Magi leggevano il planisfero celeste come uno specchio del planisfero terrestre: ad ogni regione celeste corrispondeva così una regione terrestre. Immaginiamoci questi sacerdoti che, per mesi, si accampavano di regione in regione, osservando la stella mobile che "li precedeva", ossia indicava lentamente, di volta in volta, il territorio in cui dovevano spostarsi per avvicinarsi alla meta, il luogo di nascita del bambino. Arrivati in Israele, i Magi si diressero, quasi in qualità di ambasciatori, da Erode. «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» (Matteo 2, 2). Probabilmente, i Magi si attendevano una maggiore consapevolezza da parte di coloro che erano stati designati come eredi di una così grande promessa. Erode non ne sapeva niente, anzi manifestò timore e preoccupazione: ignorava la sua stessa fede. I Magi allora continuarono a seguire la stella. Arrivati a Betlemme, essa "si fermò": probabilmente la rotta del corpo celeste si era deviata tanto da divenire gradualmente invisibile. Ed ecco i doni dei Magi: oro, incenso, mirra. Un'epifania particolare: non è Dio che rivela se stesso ai pagani, ma i pagani che riconoscono - manifestano - la natura divina di quel bambino agli ebrei, presenti nella figura di Maria, Giuseppe e dei pastori. L'incenso infatti rappresenta la natura divina, in quanto materiale odoroso che si bruciava durante le liturgie (usanza non a caso in vigore ancora oggi). L'oro rappresenta la regalità: Cristo, poiché Dio, è anche re dei Giudei e di tutti gli uomini. La mirra, infine, rappresenta la natura umana. Si trattava, infatti, di un derivato vegetale, una resina, che veniva spalmata sui corpi dei defunti presso molti popoli mediorientali, inclusi gli ebrei. Che dono inusuale, regalare qualcosa per i defunti in occasione della nascita. I Magi proclamarono la fede nel Cristo e nella sua missione redentrice che troverà compimento sulla croce e nella resurrezione.20 + C + M + B + 21
Le lettere C.M.B., più verosimilmente, significano la frase latina Christus Mansionem Benedicat ("Cristo benedica [questa] casa"). Questo rituale ricalca il famoso episodio dell'Esodo, quando i sacerdoti del popolo ebraico, in attesa di essere liberati dall'Egitto, posero il sangue degli agnelli sacrificati sugli stipiti e sugli architravi delle porte, per non essere sterminati nella notte del castigo dall'angelo di Dio. Così anche noi, ponendo e invocando il nome dell'agnello di Dio, Gesù Cristo, colui che ci ha liberati dall'Egitto vero, cioè dalla tirannia del peccato, riceveremo quest'anno per le nostre case e le nostre famiglie la grazia, ciò che ci salva dalla notte del castigo e dall'angelo della morte, cioè dall'inferno e da tutte le terribili conseguenze che una vita malvagia reca inesorabilmente con se stessa.
Peccato che si siano perse queste belle usanze cristiane e si acquistino tradizioni che nulla hanno a che fare con i cristiani....e stanno pure togliendoci quel poco rimasto
RispondiEliminaHa ragione. Tocca a noi tenere vive queste tradizioni.
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