domenica 11 aprile 2021

La Domenica della Divina Misericordia

 

Il 30 Aprile 2000, Papa San Giovanni Paolo II, in occasione della canonizzazione di santa Faustina Kowalska, istituì la festa della Divina Misericordia e stabilì che tale festa dovesse svolgersi in occasione della prima Domenica dopo Pasqua, tradizionalmente detta in albis vestibus, cioè «in abiti bianchi», perché in epoca antica i catecumeni ricevevano il Battesimo in occasione di questa solennità, indossando vesti di tale colore come simbolo di purezza e rigenerazione.

sabato 6 marzo 2021

Gesù scaccia la superstizione dal Tempio

Il vangelo proclamato nella terza domenica di Quaresima, 7 marzo 2021, richiama un episodio vivido nella memoria del popolo cristiano: la cacciata dei mercanti dal Tempio

Si tratta di un episodio di "santa ira" del Signore. In effetti, l'ira - che è solitamente annoverata tra i sette peccati capitali - non è in se stessa peccaminosa, quando è moderata nelle manifestazioni esteriori ed è tutta incanalata verso un fine giusto. L'ira è una delle cinque passioni della facoltà irascibile dell'anima [vedi qui], cioè di quelle emozioni che proviamo per rimuovere gli ostacoli al raggiungimento di un certo bene. Cristo non praticò violenza, ma «fabbricata una frusta di cordicelle» (Gv 2, 15a) per allontanare buoi e pecore sacrificali, allontanò tutti i commercianti dal Tempio. All'epoca, all'interno del Tempio di Gerusalemme, cuore pulsante della religiosità ebraica, era andata innescandosi un'attività molto redditizia, ma sostanzialmente fraudolenta: la pratica del sacrificio rituale fu estesa a tutti i privati e ridotta a una dimensione squisitamente personale tra l'uomo e Dio, sì che ogni volta che qualcuno intendeva riparare un peccato personale, riteneva sufficiente comperare una bestia sacrificale (solitamente una colomba, ma anche buoi e pecore, a seconda delle entità del misfatto) e ucciderla nel Tempio.

Dal momento che non tutti possedevano queste bestie, diversi allevatori decisero di venderli a buon prezzo nel Tempio e, dal momento che molti ebrei provenivano da altri territori dell'Impero romano, per lo più adiacenti alla Terra Santa, dove evidentemente non si usavano monete ebraiche, e dal momento che era proibito usare oggetti dei Gentili all'interno del Tempio, anche i cambiavalute trovarono modo di trarre profitto da questo traffico.

Cristo condannava queste attività perché ingannavano spiritualmente, sfioravano la superstizione: non basta uccidere un capro per trovare il perdono (Cfr. Ebrei 10, 4-7). «Io detesto, respingo le vostre feste \ e non gradisco le vostre riunioni; \ anche se voi mi offrite olocausti, \ io non gradisco i vostri doni \ e le vittime grasse come pacificazione \ io non le guardo» (Amos 5, 21-22). Il perdono infatti non è una questione magica, ma spirituale, dove urge la conversione del cuore, la consapevolezza del male che si è fatto, la volontà di espiare, cioè di riparare in maniera adeguata il male commesso, e di cambiare vita. La persona superstiziosa, invece, non cambia il proprio cuore, ma riduce l'economia della salvezza a un meccanismo di riparazione, riducendo la legge di Dio a una legge di natura, non considerandola quindi come manifestazione di una volontà intelligente e relazionale.

In questo stesso brano, Gesù ci ricorda che il primo tempio è la propria persona: «Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo ricostruirò» (Gv 2, 19). Si trattava di un modo enigmatico per alludere alla Resurrezione dei corpi. Il corpo - come ricorderà anche san Paolo (Cfr. 1Corinzi 6, 19) - è tempio dello Spirito Santo, da dove sorgono tutte le condizioni per una vita spirituale perfetta oppure malsana (Cfr. Matteo 15, 11). Il tempio esteriore è certamente importante: Dio stesso ordinò al popolo di Israele di costruire un tempio. Esso, tuttavia, è simbolo della comunione dei "templi spirituali" e conseguenza di questi, così come la comunità è sempre subalterna agli individui, perché se non ci sono individui santi non c'è neanche comunità santa.


domenica 21 febbraio 2021

Digiuno, preghiera, elemosina: perché?


In Quaresima ormai iniziata, è utile meditare sul metodo che la Chiesa indica come via salutare di penitenza, particolarmente adatto in questo periodo forte dell'anno liturgico. Tale metodo è indicato da Gesù stesso nel Vangelo secondo Matteo, al capitolo 6, nel brano proclamato in occasione del Mercoledì delle ceneri, tradizionale inizio del periodo quaresimale secondo il calendario romano, ed esso è triplice: digiuno, preghiera, elemosina.

La scelta di questa "triplice via" non è casuale. Essa risponde a una logica ben precisa, ben nota alla Chiesa nel corso dei secoli, ma oggi andata gravemente smarrita. Il punto di partenza è il seguente: ogni essere umano gode di tre grandi categorie di benefici, ossia i beni del corpo, i beni dello spirito e i beni esteriori. Appartengono alla prima categoria la salute, il cibo, le bevande, la sessualità, l'affettività. I beni dello spirito invece, che sono quelli più nobili, includono beni quali la conoscenza e la grazia. Infine, i beni esteriori includono tutti quei beni che usiamo, ma che non fanno parte nè della dimensione corporea nè della dimensione spirituale del nostro essere, come ad esempio il denaro, la casa, le proprietà in genere. 

Quando pecchiamo, usiamo qualche bene in maniera sbagliata, cioè ingiusta, in maniera incompatibile con il fine per il quale la tal cosa esiste. Ogni peccato porta con sè necessariamente una colpa e uno o più effetti. La colpa va controbilanciata o, come si dice in gergo tecnico teologico, "espiata". Non è possibile pensare che una qualche colpa possa non essere espiata. Il perdono cristiano non prevede il condono della colpa senza condizioni, checché ne dicano certi teologi. Da qui, il bisogno della penitenza, che è il dolore che nasce dalla volontà di espiare una colpa. 

I) Se si pecca contro un bene del corpo, la migliore via di penitenza da adottare sarà il digiuno, ossia la privazione volontaria di alimenti considerati particolarmente allettanti o satollanti, in particolare la carne. 

II) Se si pecca contro un bene spirituale, la migliore via di penitenza sarà la preghiera. Essa è infatti una forma di sacrificio, perché si sottrae parte del proprio tempo per donarlo integralmente a Dio: la preghiera è una consacrazione del tempo

III) Se si pecca contro un bene esterno, la migliore via di penitenza sarà l'elemosina, ossia la privazione volontaria di un bene esterno - solitamente denaro - a completo vantaggio del prossimo. 

mercoledì 10 febbraio 2021

Lourdes e il valore dell'acqua benedetta

L’11 febbraio ricorre la festa di una grande apparizione mariana, quella avvenuta a Lourdes nella grotta di Massabielle nel 1858, all’indomani della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte del beato Pio IX. In tempo di pandemia, il messaggio consegnato dal Cielo a santa Bernadette Soubirous risulta particolarmente attuale e ci ricorda che la malattia del corpo riceve senso e dignità – e talvolta guarigione! – dalla ricerca della salute dell’anima. Per questa ragione, non è possibile comprendere i miracoli che sono avvenuti presso il Santuario francese in 163 anni di devozione senza considerare il grande messaggio ricevuto da Maria: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!» (come recita il messaggio ricevuto il 24 febbraio 1858).


Ma c’è un altro grande elemento che ricorre nella storia delle apparizioni di Lourdes e che, in qualche maniera, ci interpella profondamente oggi: l’acqua. Il 25 febbraio 1858, giorno della nona apparizione, la Vergine chiese all’umile pastorella di Lourdes di mangiare alcune erbe amare che crescevano spontaneamente nella grotta e di scavare nel fango alla ricerca di una misteriosa sorgente. Quando i presenti fecero notare a Bernadette che un simile atteggiamento rischiava di farla apparire agli occhi di tutti come una pazza, la santa rispose prontamente: «È per i peccatori». Chiunque ha visitato Lourdes difficilmente può dimenticare le folle dei malati, desiderosi unicamente di immergersi nelle vasche del Santuario o anche solo di assaggiare l’acqua che sgorga dalle numerose fontanelle nei pressi della grotta. E certamente impressiona sapere che, dopo più di un secolo, queste stesse vasche sono state chiuse.

A causa della pandemia da covid-19, anche le acquasantiere presenti nelle chiese di tutto il mondo sono state svuotate e interdette. Il gesto di segnarsi con l’acqua benedetta all’entrata nelle chiese è stato praticamente sostituito, nella sua ritualità, dal gesto di cospargere le mani con il gel disinfettante. L’acqua e i liquidi in generale sono infatti considerati uno dei principali veicoli della diffusione del nuovo coronavirus, ma in qualità di cattolici non dobbiamo dimenticare il grande valore che i sacramentali assumono per la nostra vita di fede. Secondo la teologia cattolica, i sacramentali differiscono dai sette Sacramenti perché questi ultimi agiscono ex opere operato, cioè per propria intrinseca virtù e indipendentemente dalle intenzioni e dalla fede di chi lo riceve, mentre i primi agiscono ex opere operantis, cioè dipendono nella loro efficacia dalla fede e dalla santità di chi opera o riceve.

Sinonimo di vita e purezza, in passato l’acqua veniva considerata anche come un alimento medicamentoso, tanto da diventare presso molte tradizioni religiose il simbolo per eccellenza della salvezza. Per il cristiano, l’acqua rimanda subito al sacramento del Battesimo, che ci monda dal peccato originale e dalle colpe personali, ma è presente anche nell’altro sacramento maggiore, ossia nell’Eucarestia, dove viene unita al vino per rappresentare l’umanità “senza sapore” da riscattare, che acquista la “ebbrezza” della divinità. Vale allora la pena riscoprire l’importanza di questi piccoli doni, questi piccoli segni che ci invitano al perfezionamento spirituale e a una maggiore consapevolezza della propria identità di cattolici, ora più che mai.