mercoledì 10 febbraio 2021

Lourdes e il valore dell'acqua benedetta

L’11 febbraio ricorre la festa di una grande apparizione mariana, quella avvenuta a Lourdes nella grotta di Massabielle nel 1858, all’indomani della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte del beato Pio IX. In tempo di pandemia, il messaggio consegnato dal Cielo a santa Bernadette Soubirous risulta particolarmente attuale e ci ricorda che la malattia del corpo riceve senso e dignità – e talvolta guarigione! – dalla ricerca della salute dell’anima. Per questa ragione, non è possibile comprendere i miracoli che sono avvenuti presso il Santuario francese in 163 anni di devozione senza considerare il grande messaggio ricevuto da Maria: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!» (come recita il messaggio ricevuto il 24 febbraio 1858).


Ma c’è un altro grande elemento che ricorre nella storia delle apparizioni di Lourdes e che, in qualche maniera, ci interpella profondamente oggi: l’acqua. Il 25 febbraio 1858, giorno della nona apparizione, la Vergine chiese all’umile pastorella di Lourdes di mangiare alcune erbe amare che crescevano spontaneamente nella grotta e di scavare nel fango alla ricerca di una misteriosa sorgente. Quando i presenti fecero notare a Bernadette che un simile atteggiamento rischiava di farla apparire agli occhi di tutti come una pazza, la santa rispose prontamente: «È per i peccatori». Chiunque ha visitato Lourdes difficilmente può dimenticare le folle dei malati, desiderosi unicamente di immergersi nelle vasche del Santuario o anche solo di assaggiare l’acqua che sgorga dalle numerose fontanelle nei pressi della grotta. E certamente impressiona sapere che, dopo più di un secolo, queste stesse vasche sono state chiuse.

A causa della pandemia da covid-19, anche le acquasantiere presenti nelle chiese di tutto il mondo sono state svuotate e interdette. Il gesto di segnarsi con l’acqua benedetta all’entrata nelle chiese è stato praticamente sostituito, nella sua ritualità, dal gesto di cospargere le mani con il gel disinfettante. L’acqua e i liquidi in generale sono infatti considerati uno dei principali veicoli della diffusione del nuovo coronavirus, ma in qualità di cattolici non dobbiamo dimenticare il grande valore che i sacramentali assumono per la nostra vita di fede. Secondo la teologia cattolica, i sacramentali differiscono dai sette Sacramenti perché questi ultimi agiscono ex opere operato, cioè per propria intrinseca virtù e indipendentemente dalle intenzioni e dalla fede di chi lo riceve, mentre i primi agiscono ex opere operantis, cioè dipendono nella loro efficacia dalla fede e dalla santità di chi opera o riceve.

Sinonimo di vita e purezza, in passato l’acqua veniva considerata anche come un alimento medicamentoso, tanto da diventare presso molte tradizioni religiose il simbolo per eccellenza della salvezza. Per il cristiano, l’acqua rimanda subito al sacramento del Battesimo, che ci monda dal peccato originale e dalle colpe personali, ma è presente anche nell’altro sacramento maggiore, ossia nell’Eucarestia, dove viene unita al vino per rappresentare l’umanità “senza sapore” da riscattare, che acquista la “ebbrezza” della divinità. Vale allora la pena riscoprire l’importanza di questi piccoli doni, questi piccoli segni che ci invitano al perfezionamento spirituale e a una maggiore consapevolezza della propria identità di cattolici, ora più che mai.

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