sabato 6 marzo 2021

Gesù scaccia la superstizione dal Tempio

Il vangelo proclamato nella terza domenica di Quaresima, 7 marzo 2021, richiama un episodio vivido nella memoria del popolo cristiano: la cacciata dei mercanti dal Tempio

Si tratta di un episodio di "santa ira" del Signore. In effetti, l'ira - che è solitamente annoverata tra i sette peccati capitali - non è in se stessa peccaminosa, quando è moderata nelle manifestazioni esteriori ed è tutta incanalata verso un fine giusto. L'ira è una delle cinque passioni della facoltà irascibile dell'anima [vedi qui], cioè di quelle emozioni che proviamo per rimuovere gli ostacoli al raggiungimento di un certo bene. Cristo non praticò violenza, ma «fabbricata una frusta di cordicelle» (Gv 2, 15a) per allontanare buoi e pecore sacrificali, allontanò tutti i commercianti dal Tempio. All'epoca, all'interno del Tempio di Gerusalemme, cuore pulsante della religiosità ebraica, era andata innescandosi un'attività molto redditizia, ma sostanzialmente fraudolenta: la pratica del sacrificio rituale fu estesa a tutti i privati e ridotta a una dimensione squisitamente personale tra l'uomo e Dio, sì che ogni volta che qualcuno intendeva riparare un peccato personale, riteneva sufficiente comperare una bestia sacrificale (solitamente una colomba, ma anche buoi e pecore, a seconda delle entità del misfatto) e ucciderla nel Tempio.

Dal momento che non tutti possedevano queste bestie, diversi allevatori decisero di venderli a buon prezzo nel Tempio e, dal momento che molti ebrei provenivano da altri territori dell'Impero romano, per lo più adiacenti alla Terra Santa, dove evidentemente non si usavano monete ebraiche, e dal momento che era proibito usare oggetti dei Gentili all'interno del Tempio, anche i cambiavalute trovarono modo di trarre profitto da questo traffico.

Cristo condannava queste attività perché ingannavano spiritualmente, sfioravano la superstizione: non basta uccidere un capro per trovare il perdono (Cfr. Ebrei 10, 4-7). «Io detesto, respingo le vostre feste \ e non gradisco le vostre riunioni; \ anche se voi mi offrite olocausti, \ io non gradisco i vostri doni \ e le vittime grasse come pacificazione \ io non le guardo» (Amos 5, 21-22). Il perdono infatti non è una questione magica, ma spirituale, dove urge la conversione del cuore, la consapevolezza del male che si è fatto, la volontà di espiare, cioè di riparare in maniera adeguata il male commesso, e di cambiare vita. La persona superstiziosa, invece, non cambia il proprio cuore, ma riduce l'economia della salvezza a un meccanismo di riparazione, riducendo la legge di Dio a una legge di natura, non considerandola quindi come manifestazione di una volontà intelligente e relazionale.

In questo stesso brano, Gesù ci ricorda che il primo tempio è la propria persona: «Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo ricostruirò» (Gv 2, 19). Si trattava di un modo enigmatico per alludere alla Resurrezione dei corpi. Il corpo - come ricorderà anche san Paolo (Cfr. 1Corinzi 6, 19) - è tempio dello Spirito Santo, da dove sorgono tutte le condizioni per una vita spirituale perfetta oppure malsana (Cfr. Matteo 15, 11). Il tempio esteriore è certamente importante: Dio stesso ordinò al popolo di Israele di costruire un tempio. Esso, tuttavia, è simbolo della comunione dei "templi spirituali" e conseguenza di questi, così come la comunità è sempre subalterna agli individui, perché se non ci sono individui santi non c'è neanche comunità santa.


2 commenti:

  1. Rifacendomi a quando d.Beniamino ha meglio di me scritto altrove, l'attività del commerciante e del cambiavalute è moralmente neutra (Giuseppe e Maria fecero la loro "regolare" offerta al tempio). Vengono condannati il commerciante disonesto ("spelonca di ladri") ed il fedele superstizioso che pensa di comprare la salvezza con due colombe. Oggi sono di moda la superficiale invidia sociale per il bottegaio avido ed evasore a prescindere ed un'ira tutt'altro che santa.

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