venerdì 24 luglio 2020

La Scuola di PITAGORA



Con questo video vorrei provare un nuovo format. Come avrete notato, non ascolterete soltanto la mia voce in sottofondo alle immagini, ma vedrete anche il mio volto, questo nell’intento, nella speranza di rendere più confidenziale, di rendere in qualche modo a voi più vicino questo canale di divulgazione filosofica e teologica. 

In questo video parleremo della filosofia di Pitagora. L’evento storico che è all’origine della scuola pitagorica è simile a quello che abbiamo visto per la scuola di Elea. Pitagora è un personaggio la cui storia si confonde spesso con il mito, ma quello che sappiamo di certo è che nacque intorno al 570 a.C. a Samo, un’isola non molto distante dall’Asia minore, l’odierna Turchia. Anche in questo caso, l’avanzata dell’impero persiano costringe il pensatore a esiliare e la meta scelta dal nostro è, ancora una volta, la Magna Grecia. Siamo nel 530 a.C., a Crotone in Calabria, Pitagora fonda una scuola molto particolare, dove gli insegnamenti filosofici si confondono con le dottrine religiose. L’impostazione della scuola pitagorica è molto classista: sono ammessi solo aristocratici e la struttura della scuola è di natura gerarchica ed iniziatica, si tratta cioè di una sorta di setta religiosa nella quale gli insegnamenti vengono rivelati gradualmente agli adepti. 

Il primo elemento interessante da sottolineare è che Pitagora non lascia opere scritte, a differenza di tutti i grandi pensatori che abbiamo visto sinora. Le dottrine pitagoriche sono state messe per iscritto la prima volta alla fine del V secolo a.C., quindi pochi decenni dopo la morte dello stesso Pitagora, per mano del filosofo pitagorico Filolao di Crotone. 

Il filosofo neoplatonico Giamblico riporta una serie di precetti morali che i pitagorici dovevano seguire, pena l’espulsione dalla comunità. Precetti che possono sembrare strani all’uomo del XXI secolo, ma che all’epoca dovevano assumere un importante significato simbolico. L’obbligo di cui possiamo comprendere meglio le ragioni era quello di procreare, di fare figli: non era ammesso un pitagorico senza prole. 

La dottrina religiosa più caratterizzante del pitagorismo è quella della metempsicosi, ossia la trasmigrazione delle anime dopo la morte in corpi diversi, anche in corpi animali: da qui forse i divieti alimentari che di fatto sembravano ridurre la dieta dei pitagorici ad una sorta di vegetarianismo. 

La scuola si divideva fondamentalmente in due grandi gruppi. Da una parte, il gruppo inferiore degli ascoltatori o acusmatici, i quali – come suggerisce il nome stesso – non potevano parlare, ma solo ascoltare e obbedire ai maestri. Dall’altra parte c’erano i sapienti, chiamati matematici, dal greco μάθημα, che vuol dire appunto dottrina, disciplina. 

Il tema forse più dibattuto tra i filosofi greci era ancora quello dell’archè, dell’origine del cosmo. Abbiamo visto che c’era chi poneva come principio dell’universo l’acqua, chi il fuoco, chi l’aria, chi la terra, chi un intelletto superiore, chi lo stesso universo divinizzato… e anche Pitagora fornisce la propria soluzione. All’origine di tutto ci sono i numeri. I numeri sono l’archè del cosmo. Non solo, i numeri costituiscono anche la natura più profonda, più autentica di tutte le cose che esistono. 

Anche i numeri rispettano una propria gerarchia interna. Alla base ci sono i primi quattro numeri fondamentali: 1, 2, 3, 4. Da essi si ricavano gli elementi geometrici fondamentali della realtà: il punto, la linea, il piano, il solido. Ma questi quattro numeri sono importanti anche perché, sommati tra loro, danno il risultato 10, che è il numero della perfezione. Dieci sono i corpi celesti dell’universo. Pitagora dovette teorizzare così l’esistenza di un decimo corpo, per qualche ragione invisibile dalla prospettiva terrestre: l’Antiterra. 

I pitagorici ripresero anche nozioni che erano già presenti presso altre scuole, e che abbiamo già visto, come per esempio la dottrina del limite e dell’àpeiron, dell’indeterminato, che in Pitagora assume il significato di molteplice. Secondo questa dottrina, limitato e illimitato costituirebbero una coppia fondamentale della natura.

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