Abbiamo visto in un video precedente che tra le cinque passioni della facoltà irascibile c’è anche la speranza, definita come la passione che sorge dalla percezione di un oggetto buono, futuro e difficile da raggiungere, eppure raggiungibile.
In questo video, vorrei soffermarmi su questa passione. È una passione molto importante. Tommaso d’Aquino scrive che la speranza è la principale di tutte le passioni irascibili.
Per spiegare l’importanza di questa passione, possiamo usare una metafora. La speranza è come una casa a due piani, la speranza è a metà – per così dire - tra la terra e il cielo. Nel piano inferiore, c’è la speranza vera e propria. Anzitutto bisogna dire che la speranza presuppone il desiderio. Un altro punto importante è che ci sono due tipi principali di speranza. Questo perché l’oggetto della speranza è il bene difficile e futuro, ma che è possibile raggiungere, e ci sono due modi in cui una cosa è possibile: secondo le proprie forze o secondo le forze altrui. La speranza tout court è dunque la speranza secondo le proprie forze, che è una speranza attiva e motrice, mentre la speranza secondo la forza altrui è detta speranza aspettativa.
Il terzo punto importante riguarda le cause della speranza. Ci sono due modi di causare la speranza. Il primo modo si ha quando un bene futuro, difficile e raggiungibile rappresenta per il soggetto uomo l’apertura a possibilità ancora maggiori. Il secondo modo, invece, è quello che fa giudicare una cosa come raggiungibile. Sono causa di questo tipo l’insegnamento e la persuasione, i quali appunto comunicano all’intelletto, e non direttamente all’appetito, quali cose sono raggiungibili e quali no.
Infine, bisogna dire che la speranza causa l’amore.
Quando san Paolo scrive che ci sono tre virtù teologali – fede, speranza e carità – non le scrive in ordine sparso, ma secondo un ordine genealogico. La fede infatti genera speranza e la speranza genera carità. La speranza di cui parla san Paolo non è la passione della speranza, ma la virtù appunto, più precisamente una virtù teologale, cioè un abito dell’anima che è donato direttamente da Dio e che tuttavia si fonda sull’aspetto appetitivo della speranza, quello più propriamente umano.
Molto spesso oggi si usano le parole ‘fede’ e ‘fiducia’ come se fossero sinonimi. In realtà non lo sono. La fede non è la fiducia: la fede riguarda solo l’intelletto, riguarda l’adesione dell’intelletto a tutte le verità rivelate da Dio. Si prova fiducia invece quando ci aspettiamo da qualcun altro un bene che amiamo, che è futuro e che non è facilmente raggiungibile. Vediamo allora che la fiducia è la stessa cosa della speranza aspettativa. La speranza teologale, quella che riceviamo da Dio, è una specie di speranza aspettativa, perché è quella che ci induce ad aspettare da Dio la salvezza eterna, che è certamente un bene, è futuro e non è per niente facilmente conseguibile.
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