Intorno al 550 a.C., l’Impero persiano, alla guida di re Ciro II detto il Grande, estese i proprî domini fino alle coste dell’Asia minore, là dov’era nata la filosofia greca. Mileto, la città di Talete e dei primi filosofi naturalisti, perse gradualmente il proprio splendore. Nel 499, la città fu addirittura saccheggiata e data alle fiamme dai persiani, in seguito ad una rivolta finita male e che aveva coinvolto tutte le principali colonie ioniche. Tra queste colonie c’era anche la città di Focea, importantissimo sbocco commerciale, famosa per i suoi lunghissimi viaggi marittimi. Gli abitanti di Focea avevano costruito numerose colonie in tutto il Mediterraneo. Dopo l’arrivo dei persiani, si videro così costretti a fuggire in Magna Grecia. Qui, dopo un lungo viaggio, fondarono la città di Elea. Tra i fondatori c’era anche un allievo della scuola di Mileto, Senofane, il quale fondò una nuova scuola a Elea. Poco dopo la fondazione della città, nacque a Elea Parmenide, il quale fu formato alla scuola di Senofane.
La filosofia di Senofane era caratterizzata da un grande scetticismo nei confronti delle religioni politeistiche. Senofane era di fatto un monoteista: credeva che Dio fosse unico, eterno, ingenerato, immutabile, immobile, senza parti. Come una perfetta sfera.
Parmenide scrive un poema in versi, Sulla natura. Qui narra di essere stato condotto su di un carro dalle figlie del Sole fino a un bivio, là dove si separano il sentiero del giorno e il sentiero della notte, e qui avrebbe incontrato la dèa della Giustizia, che gli avrebbe così indicato il sentiero del giorno, ossia della luce e della verità. La dèa rivela a Parmenide che la verità dice «che è e che non è possibile che non sia», mentre l’opinione degli uomini dice «che non è e che non è possibile che non sia» (DK 28, B2). Questo modo di parlare misterioso ha dato vita nella storia della filosofia a molte interpretazioni, a quella che tradizionalmente viene chiamata la filosofia dell’essere.
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