sabato 23 gennaio 2021

È Dio la fonte stessa delle vocazioni

 


È possibile sintetizzare il ministero terreno del Signore Gesù con le parole della sua stessa predica, brevissima, che la Chiesa proclama in questa terza domenica del tempo ordinario: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1, 15). Quattro punti fondamentali che riassumono il messaggio evangelico: compimento, salvezza, conversione e fede.

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domenica 17 gennaio 2021

«Il Vangelo è stato scritto per annunziare la redenzione»

 


Il vangelo di questa II Domenica del tempo ordinario si pone in continuità con quanto abbiamo ascoltato nel giorno dell’Epifania e del Battesimo. La manifestazione del Signore – rivelata alle genti (Magi) a Israele (Giovanni Battista) – trova compimento nella fondazione della Chiesa e nella vocazione alla sequela di Cristo. 

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domenica 10 gennaio 2021

Giovanni battezza Cristo, immagine del Battesimo cristiano

Oggi, domenica 10 Gennaio 2021, la Chiesa celebra la seconda epifania di Cristo, verificatasi al momento del suo battesimo nel fiume Giordano, per mano di san Giovanni Battista. Il credente attento si sarà posto qualche domanda. Prima tra tutte: perché Cristo, che è nato esente dal peccato originale, si fece battezzare? E se non fu battesimo di redenzione, qual era allora il significato del battesimo amministrato da san Giovanni Battista? Fu necessario per il Signore ricevere il Battesimo da san Giovanni?

Secondo san Tommaso d'Aquino, massimo teologo cattolico, fu conveniente che Cristo ricevesse il battesimo di Giovanni. La convenienza è, per così dire, una necessità di tipo pedagogico. Un evento conveniente è un evento che non è necessario in se stesso. E tuttavia, dal momento che gli esseri umani - destinatari del messaggio evangelico - conoscono le cose a partire dai segni sensibili, Dio ordina determinati eventi nel modo più idoneo al fine di trasmettere certi messaggi. In altre parole: era conveniente per Cristo battezzarsi, perchè altrimenti gli uomini non avrebbero capito quello che Cristo volle insegnare attraverso di esso.

Il battesimo di san Giovanni non è identico al battesimo dei cristiani, quello che noi tutti abbiamo ricevuto da piccini. Quello fu infatti un mero simbolo di penitenza e di conversione, di preparazione al battesimo vero, quello che scaturisce dai meriti della Croce: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Matteo 3, 2). San Giovanni battista fu inviato a battezzare per ispirazione divina, ma l'effetto del suo battesimo era semplicemente umano. Il battesimo di san Giovanni non conferiva la grazia, ma preparava pedagogicamente ad essa. Il popolo ebraico, primo destinatario del messaggio cristiano, si era smarrito, aveva dimenticato il vero senso della Legge di Mosè. Il Battista rappresentava per gli ebrei l'estremo rimedio di misericordia da parte di Dio, l'estremo richiamo: per questa ragione è anche definito come colui che, di fatto, è l'ultimo profeta dell'Antico Testamento. Dalla penitenza e dalla conversione, la fede nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe sarebbe risorta nel cuore del popolo ebraico. E tuttavia, come in un seme, il battesimo di san Giovanni è destinato anche ai non ebrei. Per questa ragione, san Giovanni riprende le autorità sacerdotali ebraiche e dice loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? - cioè: chi vi ha fatto credere che Dio è parziale nei suoi giudizi?Fate dunque frutti degni di conversione, - cioè: alla vostra fede fate seguire le opere - e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. - cioé: il messaggio di Cristo è destinato a tutti gli uomini e i figli di Abramo, cioè i cristiani, scaturiranno dalla pietra che è Cristo - Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco - cioé: se il popolo ebraico non si convertirà a Cristo, non potrà essere salvato» (Matteo 3, 7b-10).

Cristo fu battezzato, secondo la tradizione, all'età di trenta anni, che nella mentalità antica è l'età nella quale il maschio raggiunge la maturità piena e dalla quale inizia ad esercitare autorità. Ma san Tommaso nota anche un simbolismo numerico: trenta infatti è tre (Trinità) per dieci (comandamenti). Quindi, con il Battesimo, Cristo rivela allo stesso tempo la sua natura divina e la necessità di sottostare alla Legge. Ed ecco l'epifania: «E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Marco 1, 10-11). I cieli si squarciarono, per profetizzare gli effetti del Battesimo vero. E lo Spirito Santo discese sensibilmente, così come si udì sensibilmente la voce del Padre, per mostrare a tutti sia che Cristo è tutt'uno con il Padre e lo Spirito Santo, ma anche per dimostrare che il battesimo vero comporterà l'inabitazione della Trinità nello spirito dell'uomo.

martedì 5 gennaio 2021

Epifania: Cristo si manifesta alle Genti

La parola greca epifania significa 'manifestazione [della divinità]'. Nei vangeli, ci sono diverse forme epifaniche. Oltre alla visitazione dei Magi, ci sono epifanie ben più evidenti, quali la discesa della colomba su Gesù battezzato nel Giordano e il miracolo alle nozze di Cana. Eppure, la parola epifania è passata a indicare, quasi paradossalmente, la manifestazione meno evidente di tutte, quella che avviene agli occhi dei Magi a Betlemme. E' un aspetto molto interessante, che già sembra volerci insegnare qualcosa: Dio non si manifesta con prodigi eclatanti, ma con segni chiari e diretti a chi ha occhi per vedere e "orecchi per intendere" (Cfr. Marco 4, 9). 

L'episodio dei Magi è narrato solo dal vangelo di Matteo. Forse non casualmente, dal momento che Matteo ha destinato il proprio vangelo al popolo ebraico, il quale si era fossilizzato in un nazionalismo sterile, che faceva coincidere l'appartenenza a determinate tribù con la vocazione alla salvezza. Di conseguenza, anche l'atteso Messia, il figlio di Davide, doveva riguardare il solo popolo di Israele. L'epifania ai Magi stravolge questa prospettiva erronea, smentita tra l'altro a più riprese dalla stessa Scrittura veterotestamentaria.

I Magi infatti, contrariamente a quanto vuole una certa tradizione apocrifa, non furono re (e forse - ma non abbiamo prove sufficienti - non furono neanche tre), bensì sacerdoti, appartenenti a una grande religione monoteista ormai scomparsa, il mazdeismo, che all'epoca di Gesù era la seconda grande religione monoteista dopo il giudaismo (in realtà ve ne erano anche altre, ma il discorso sarebbe complesso e questa non è la sede adatta per parlarne). La religione mazdeista - più nota oggi con il nome di zoroastrismo - era diffusa in Persia (grossomodo attuale Iran) e professava la fede in un solo Dio, Ahura-Mazda, creatore del cielo e della terra. Il suo profeta e riformatore principale fu Zoroastro. Vi sono enormi affinità con le teologie ebraica e cristiana, che hanno spinto i maligni (influenzati dal metodo storicistico e moderno di concepire i fenomeni storici) a credere spesso che in realtà i nuovi monoteismi altro non sarebbero che una derivazione ed adattamento degli antichi. L'elemento più interessante della religione mazdeista era l'attesa di un Salvatore dell'umanità, il Saoshyant

La visita dei Magi conferma - agli ebrei dapprima, ma anche a noi che ci professiamo cattolici - che Cristo realizza le attese dell'uomo in quanto essere umano, non in quanto appartenente a determinate categorie, ma in quanto animale razionale e, per conseguenza, spirituale. La promessa del Messia è infatti antichissima: secondo quanto leggiamo in Genesi, già dopo il peccato originale, Dio promise il Messia ai protogenitori Adamo ed Eva. Non dobbiamo stupirci allora se ritroviamo nelle religioni antiche retaggi di queste promesse universali. Esse rispecchiano un bisogno antropologico profondo. Questo non significa, ovviamente, che tutte le religioni salvano: al contrario, in Cristo c'è l'unica vera fede.

Immaginiamoci questi sacerdoti-astronomi che per anni avevano letto e studiato sulle proprie Scritture, le Avesta, che un giorno Ahura-Mazda avrebbe inviato il Salvatore, colui che, guidando le truppe del Bene, avrebbe portato alla redenzione del cosmo e alla sconfitta di Angra Mainyu, lo spirito del male. Essi avevano letto anche che la venuta del Salvatore sarebbe stata segnata da un prodigio celeste, una stella, come leggiamo nel vangelo. 

"Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Matteo 2, 9b-11).

Dobbiamo pensare, probabilmente, che i Magi leggevano il planisfero celeste come uno specchio del planisfero terrestre: ad ogni regione celeste corrispondeva così una regione terrestre. Immaginiamoci questi sacerdoti che, per mesi, si accampavano di regione in regione, osservando la stella mobile che "li precedeva", ossia indicava lentamente, di volta in volta, il territorio in cui dovevano spostarsi per avvicinarsi alla meta, il luogo di nascita del bambino. Arrivati in Israele, i Magi si diressero, quasi in qualità di ambasciatori, da Erode. «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» (Matteo 2, 2). Probabilmente, i Magi si attendevano una maggiore consapevolezza da parte di coloro che erano stati designati come eredi di una così grande promessa. Erode non ne sapeva niente, anzi manifestò timore e preoccupazione: ignorava la sua stessa fede. I Magi allora continuarono a seguire la stella. Arrivati a Betlemme, essa "si fermò": probabilmente la rotta del corpo celeste si era deviata tanto da divenire gradualmente invisibile.

Ed ecco i doni dei Magi: oro, incenso, mirra. Un'epifania particolare: non è Dio che rivela se stesso ai pagani, ma i pagani che riconoscono - manifestano - la natura divina di quel bambino agli ebrei, presenti nella figura di Maria, Giuseppe e dei pastori. L'incenso infatti rappresenta la natura divina, in quanto materiale odoroso che si bruciava durante le liturgie (usanza non a caso in vigore ancora oggi). L'oro rappresenta la regalità: Cristo, poiché Dio, è anche re dei Giudei e di tutti gli uomini. La mirra, infine, rappresenta la natura umana. Si trattava, infatti, di un derivato vegetale, una resina, che veniva spalmata sui corpi dei defunti presso molti popoli mediorientali, inclusi gli ebrei. Che dono inusuale, regalare qualcosa per i defunti in occasione della nascita. I Magi proclamarono la fede nel Cristo e nella sua missione redentrice che troverà compimento sulla croce e nella resurrezione.


E' usanza (quasi perduta) nella Chiesa quella di affidare all'intercessione dei Santi Magi il nuovo anno. Si è soliti infatti incidere con un gesso benedetto, sugli stipiti delle porte, il numero corrispondente all'anno nuovo, intermezzato con croci e le iniziali dei nomi tradizionali dei tre santi (Caspar, Melchior, Balthasar), in questo modo:
 

20 + C + M + B + 21


Le lettere C.M.B., più verosimilmente, significano la frase latina Christus Mansionem Benedicat ("Cristo benedica [questa] casa"). Questo rituale ricalca il famoso episodio dell'Esodo, quando i sacerdoti del popolo ebraico, in attesa di essere liberati dall'Egitto, posero il sangue degli agnelli sacrificati sugli stipiti e sugli architravi delle porte, per non essere sterminati nella notte del castigo dall'angelo di Dio. Così anche noi, ponendo e invocando il nome dell'agnello di Dio, Gesù Cristo, colui che ci ha liberati dall'Egitto vero, cioè dalla tirannia del peccato, riceveremo quest'anno per le nostre case e le nostre famiglie la grazia, ciò che ci salva dalla notte del castigo e dall'angelo della morte, cioè dall'inferno e da tutte le terribili conseguenze che una vita malvagia reca inesorabilmente con se stessa.