domenica 21 febbraio 2021

Digiuno, preghiera, elemosina: perché?


In Quaresima ormai iniziata, è utile meditare sul metodo che la Chiesa indica come via salutare di penitenza, particolarmente adatto in questo periodo forte dell'anno liturgico. Tale metodo è indicato da Gesù stesso nel Vangelo secondo Matteo, al capitolo 6, nel brano proclamato in occasione del Mercoledì delle ceneri, tradizionale inizio del periodo quaresimale secondo il calendario romano, ed esso è triplice: digiuno, preghiera, elemosina.

La scelta di questa "triplice via" non è casuale. Essa risponde a una logica ben precisa, ben nota alla Chiesa nel corso dei secoli, ma oggi andata gravemente smarrita. Il punto di partenza è il seguente: ogni essere umano gode di tre grandi categorie di benefici, ossia i beni del corpo, i beni dello spirito e i beni esteriori. Appartengono alla prima categoria la salute, il cibo, le bevande, la sessualità, l'affettività. I beni dello spirito invece, che sono quelli più nobili, includono beni quali la conoscenza e la grazia. Infine, i beni esteriori includono tutti quei beni che usiamo, ma che non fanno parte nè della dimensione corporea nè della dimensione spirituale del nostro essere, come ad esempio il denaro, la casa, le proprietà in genere. 

Quando pecchiamo, usiamo qualche bene in maniera sbagliata, cioè ingiusta, in maniera incompatibile con il fine per il quale la tal cosa esiste. Ogni peccato porta con sè necessariamente una colpa e uno o più effetti. La colpa va controbilanciata o, come si dice in gergo tecnico teologico, "espiata". Non è possibile pensare che una qualche colpa possa non essere espiata. Il perdono cristiano non prevede il condono della colpa senza condizioni, checché ne dicano certi teologi. Da qui, il bisogno della penitenza, che è il dolore che nasce dalla volontà di espiare una colpa. 

I) Se si pecca contro un bene del corpo, la migliore via di penitenza da adottare sarà il digiuno, ossia la privazione volontaria di alimenti considerati particolarmente allettanti o satollanti, in particolare la carne. 

II) Se si pecca contro un bene spirituale, la migliore via di penitenza sarà la preghiera. Essa è infatti una forma di sacrificio, perché si sottrae parte del proprio tempo per donarlo integralmente a Dio: la preghiera è una consacrazione del tempo

III) Se si pecca contro un bene esterno, la migliore via di penitenza sarà l'elemosina, ossia la privazione volontaria di un bene esterno - solitamente denaro - a completo vantaggio del prossimo. 

mercoledì 10 febbraio 2021

Lourdes e il valore dell'acqua benedetta

L’11 febbraio ricorre la festa di una grande apparizione mariana, quella avvenuta a Lourdes nella grotta di Massabielle nel 1858, all’indomani della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria da parte del beato Pio IX. In tempo di pandemia, il messaggio consegnato dal Cielo a santa Bernadette Soubirous risulta particolarmente attuale e ci ricorda che la malattia del corpo riceve senso e dignità – e talvolta guarigione! – dalla ricerca della salute dell’anima. Per questa ragione, non è possibile comprendere i miracoli che sono avvenuti presso il Santuario francese in 163 anni di devozione senza considerare il grande messaggio ricevuto da Maria: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!» (come recita il messaggio ricevuto il 24 febbraio 1858).


Ma c’è un altro grande elemento che ricorre nella storia delle apparizioni di Lourdes e che, in qualche maniera, ci interpella profondamente oggi: l’acqua. Il 25 febbraio 1858, giorno della nona apparizione, la Vergine chiese all’umile pastorella di Lourdes di mangiare alcune erbe amare che crescevano spontaneamente nella grotta e di scavare nel fango alla ricerca di una misteriosa sorgente. Quando i presenti fecero notare a Bernadette che un simile atteggiamento rischiava di farla apparire agli occhi di tutti come una pazza, la santa rispose prontamente: «È per i peccatori». Chiunque ha visitato Lourdes difficilmente può dimenticare le folle dei malati, desiderosi unicamente di immergersi nelle vasche del Santuario o anche solo di assaggiare l’acqua che sgorga dalle numerose fontanelle nei pressi della grotta. E certamente impressiona sapere che, dopo più di un secolo, queste stesse vasche sono state chiuse.

A causa della pandemia da covid-19, anche le acquasantiere presenti nelle chiese di tutto il mondo sono state svuotate e interdette. Il gesto di segnarsi con l’acqua benedetta all’entrata nelle chiese è stato praticamente sostituito, nella sua ritualità, dal gesto di cospargere le mani con il gel disinfettante. L’acqua e i liquidi in generale sono infatti considerati uno dei principali veicoli della diffusione del nuovo coronavirus, ma in qualità di cattolici non dobbiamo dimenticare il grande valore che i sacramentali assumono per la nostra vita di fede. Secondo la teologia cattolica, i sacramentali differiscono dai sette Sacramenti perché questi ultimi agiscono ex opere operato, cioè per propria intrinseca virtù e indipendentemente dalle intenzioni e dalla fede di chi lo riceve, mentre i primi agiscono ex opere operantis, cioè dipendono nella loro efficacia dalla fede e dalla santità di chi opera o riceve.

Sinonimo di vita e purezza, in passato l’acqua veniva considerata anche come un alimento medicamentoso, tanto da diventare presso molte tradizioni religiose il simbolo per eccellenza della salvezza. Per il cristiano, l’acqua rimanda subito al sacramento del Battesimo, che ci monda dal peccato originale e dalle colpe personali, ma è presente anche nell’altro sacramento maggiore, ossia nell’Eucarestia, dove viene unita al vino per rappresentare l’umanità “senza sapore” da riscattare, che acquista la “ebbrezza” della divinità. Vale allora la pena riscoprire l’importanza di questi piccoli doni, questi piccoli segni che ci invitano al perfezionamento spirituale e a una maggiore consapevolezza della propria identità di cattolici, ora più che mai.

domenica 31 gennaio 2021

Gesù riunisce in se stesso autorità e potestà

 



La parola chiave di questo brano del vangelo di Marco, proclamato nella IV domenica del tempo ordinario, sembra essere 'autorità'. Possiamo notare una doppia dimensione di questa 'autorità' di Cristo: primo, nelle parole e nella dottrina, in quanto maestro, perché «insegnava loro come uno che ha autorità» (Mc 1,22); secondo, anche nelle opere, che seguono la dottrina, perché è dopo aver liberato un uomo da uno spirito impuro che i presenti nella sinagoga ribadiscono ancora: «Un insegnamento nuovo: comanda persino agli spiriti impuri con autorità e gli obbediscono!» (Mc 1, 27).

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mercoledì 27 gennaio 2021

Tommaso d'Aquino: il santo che incarna lo 'spirito medievale'

 

Quando pensiamo al Medioevo, solitamente ci vengono in mente scenari cupi, terrore religioso, guerre, peste, invasioni, precarietà e analfabetismo. Oggi gli storici sono unanimi nell’affermare che questi stereotipi sono contrari a quella che fu la realtà storica di un periodo complesso che ha attraversato circa mille anni, dalla caduta dell’Impero romano occidentale alla scoperta dell’America.