lunedì 9 marzo 2015

Breve storia dei colori liturgici

Fonte: http://radiospada.org/2015/03/breve-storia-dei-colori-liturgici/

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Sappiamo bene che la liturgia della Messa è parte integrante della Tradizione cattolica, non è nella sua sostanza invenzione d’uomo, perché istituita da Cristo nel sacramento eucaristico e perfezionata da egli stesso nei quaranta giorni successivi alla Resurrezione, come la Tradizione insegna. Tuttavia è interessante chiedersi, dopo duemila anni di cristianesimo, la storia che ha visto l’evolversi di una parte simbolica molto importante della Messa, ossia il colore.
Attualmente i colori leciti per le celebrazioni sono, almeno nel rito romano, otto: il viola, il bianco, l’oro, il verde, il rosso, il blu, il rosa, il nero. Ognuno di questi ha un significato ben preciso, ma come siamo arrivati a questi colori? Sin da subito i cristiani hanno adoperato questi toni o c’è stata una evoluzione?
Effettivamente nei riti più antichi (ad esempio il rito di Gerusalemme), l’abito indossato durante le funzioni domenicali era semplicemente una tunica non tinta e pulita, di lino e, più raramente, di lana, che richiamava dunque il colore bianco, il colore cristologico per eccellenza che ricorda la purezza, l’innocenza, il manto candido del divin agnello. Un colore che ricordava il bianco, ma che di fatto non lo era, perché le tecniche di sbiancamento dei tessuti erano lente e costose, dunque si avevano di fatto varie nuances di grigio. 
Dal VII secolo, si iniziarono a diffondere vari colori e, con essi, alcuni trattati liturgici che tuttavia non ottenevano alcun effetto, se non a livello diocesano. I colori principali diventarono tre, che sono i tre colori classici adoperati sin dall’antichità: il rosso, il bianco e il nero. Di questi tre colori venivano usate varie sfumature, a seconda della festività che si voleva ricordare, così si avevano tre rossi, due bianchi e due neri, che si differenziavano tra loro essenzialmente per la loro intensità e luminosità, per il totale così di sette colori diversi. Il candidus era più brillante dell’albus. Ilniger più brillante dell’ater. Così nei tre rossi, il purpureus era più brillante del coccinus o del ruber. A questi tre colori iniziava ad aggiungersi l’oro, che di fatto era più un giallo, poi il verde, il viola ed addirittura il grigio. Alcuni sacerdoti – un po’ come oggi – adoperavano casule estrosissime e fuori luogo, che furono ben presto condannate dai vescovi locali perché considerate poco decenti (casule a righe, variopinte o troppo vistose, che univano più di due colori con significati totalmente differenti). Spesso il significato dei colori, nonostante alcune direttive generali e poco chiare, erano esclusivamente a scapito dei celebranti. Vi erano preti che celebravano a Pasqua con paramenti bianchi ed altri con paramenti rossi, se non addirittura verdi.
Dal VIII secolo intanto si protraeva una discussione tra teologi e prelati riguardante la necessità dell’uso di colori durante le liturgie. Vi erano due correnti di pensiero, rappresentate dai cluniacensi (nati nel X secolo) e dai cistercensi (XII secolo). I primi sostenevano la natura luminosa del colore e quindi superiore alla materia, da usare assolutamente durante le divine liturgie. I secondi, invece, sostenevano la natura materiale della luce e quindi sconveniente da usare durante la liturgia, ove si esalta una natura radicalmente opposta, quella spirituale di Dio. La cosiddetta cromofobia (paura del colore), sebbene di fatto combattuta da papi e vescovi sin dal periodo intorno all’anno Mille, sopravvisse per tutto il Medioevo, fino ad influenzare gli esponenti della Riforma protestante, i quali rinnegavano qualsiasi uso di immagini e colori, considerati pura vanitas.
Dal XII secolo, si cercò di dare una uniformità dei colori nei riti della Chiesa. I liturgisti dell’epoca[1] erano concordi nell’attribuire ai tre colori principali significati ben precisi. Il rosso era il colore della Passione, del martirio e dello Spirito Santo. Il bianco era il colore pasquale, mentre il nero era il colore dell’astinenza, della penitenza e del lutto. Il viola era considerato un subniger, ossia un derivato e sostitutivo del nero in alcuni casi. Il grigio e il giallo erano sostitutivi del bianco. Per questo motivo il viola iniziò a sostituire il nero nei tempi di Avvento. Il cardinale Lotario dei Conti di Segno scrive tra il 1194 e il 1195 un trattato intitolato De sacro sancti altari mysterio, dove parla anche dei colori liturgici. Questo testo fu poi ripreso da Lotario dopo la sua elezione a papa Innocenzo III, con l’intento di uniformare i colori della liturgia in tutte le diocesi, anche in quelle più lontane da Roma e con riti differenti da quello romano. Finalmente in questo trattato, che fa scuola almeno fino al Concilio di Trento, si dà un significato definitivo ai colori e finanche precisi riferimenti del calendario liturgico, così da evitare interpretazioni vaghe dei singoli celebranti: il rosso, colore della Passione, del martirio e dello Spirito Santo, è da usare solo nelle feste degli apostoli, dei martiri, della Santa Croce e della Pentecoste; il bianco, colore pasquale per eccellenza, è da usare solo per le feste degli angeli, delle vergini, dei confessori, nel Giovedì santo, a Pasqua, Natale, Epifania, Ascensione, Ognissanti. Il nero, lutto e penitenza, doveva essere usato solo nelle feste dei defunti, durante l’Avvento e la Quaresima, per la festa degli Innocenti martiri. Nei restanti giorni, è da utilizzare solo il colore verde, perché – scrive Innocenzo III nel trattato – si tratta di un colore “a metà tra il rosso, il nero e il bianco”. Il viola può sostituire talvolta il nero e il giallo può sostituire, in particolari casi, solo il verde.
E’ interessante notare che il viola, all’epoca, non era come lo conosciamo oggi. Si trattava piuttosto di un blu molto scuro, tendente al viola o più verosimilmente all’indaco. Molti paramenti antichi, che a noi sembrano blu notte, erano infatti considerati viola dai medievali. Il blu tendente all’azzurro era totalmente estromesso dalla liturgia, come retaggio della convinzione classica che l’azzurro fosse un colore barbaro (e quindi pagano), se non addirittura effeminato. Nonostante questo retaggio, sin dal IX secolo, soprattutto nella Francia carolingia, nelle chiese inizia a diffondersi il blu come lo intendiamo noi oggi, come colore simbolo del cielo, ma solo per quanto riguarda affreschi e vetrate, i santi vengono raffigurati con paramenti azzurri, ma solo per significare la loro presenza nel paradiso, ovverosia in cielo. Non vi erano infatti paramenti azzurri o blu da utilizzare nella liturgia. Dal XII secolo, questo stesso blu da usare in affreschi e vetrate, si schiarisce, per simboleggiare la luce divina e viene affiancato spesso al rosso, anziché al verde (come si era fatto sinora).
Per l’introduzione del blu nella liturgia, come colore da utilizzare nelle feste mariane, dovremo aspettare il XIII e il XIV secolo, ed esclusivo dei riti autoctoni di Spagna (come il mozarabico). Progressivamente, questo colore liturgico si diffuse anche in altre zone europee, ma il colore bianco per le feste mariane rimarrà quello prevalente. Nel rito romano, ad esempio, che subì notevoli influssi dal rito gallicano, il colore blu non sarà mai ufficialmente inserito tra i colori liturgici ufficiali. Questa diffusione del colore blu nella liturgia era dovuta alla rivalutazione che questo colore stava ricevendo per la prima volta a livello artistico e letterario, con i suoi primi importanti impieghi nella tintoria.
Durante l’epoca barocca (XVII secolo) furono introdotti due nuovi colori liturgici, l’oro e il rosa. Il primo colore, già in voga come sostitutivo del bianco e del verde, fu molto utilizzato per le solennità mariane nel rito romano, al posto del blu spagnolo e del precedente bianco romano. Molte statue raffiguranti la Vergine con abito azzurro furono appositamente ritinte con il colore oro. Si stabilì comunque che il colore oro, simbolo della maestà di Dio, potesse sostituire qualsiasi colore, eccetto il viola e il nero, colori di penitenza. Il rosa, novità assoluta, fu introdotto solo per le domeniche gaudete (terza di avvento) e laetare (terza di quaresima), in quanto colore a metà tra il viola (proprio dei tempi di avvento e quaresima) e il bianco (in quanto in queste due domeniche si ricordano le promesse gioiose rispettivamente della Natività e della Resurrezione).

mercoledì 5 novembre 2014

[DA ASCOLTARE] "DIO HA MIRABILMENTE TRIONFATO": UNA CONVERSIONE RADICALE

FONTE: http://radiospada.org/2014/07/da-ascoltare-dio-ha-mirabilmente-trionfato-una-conversione-radicale/

sanpaolo

Quella che oggi vogliamo proporre ai nostri lettori è una forte testimonianza di radicale conversione, segno della presenza continua, incessante ed amorevole di Dio in una Chiesa che continua a resistere, nonostante i continui assalti del Maligno, in una società totalmente scristianizzata anche, purtroppo, se non soprattutto, a causa dei nefasti frutti del postconcilio. Il protagonista di questa storia è Alessandro Pellegrini, di Matera, che grazie all’intervento prodigioso di un grande santo, Padre Pio da Pietrelcina, è passato da una vita indurita nel peccato e nell’offesa verso Dio ad una vita vera di serenità spirituale, autentica devozione mariana e amore pieno per il Cristo eucaristico. Alessandro ha accolto la mia personale richiesta di scrivere un pensiero per noi di Radio Spada e qui oggi ve lo proponiamo. Alla fine dell’articolo, il link al video YouTube dove Alessandro ha testimoniato la propria conversione. [G. Masciullo]


di Alessandro Pellegrini

Dio ha mirabilmente trionfato: così possiamo riassumere in una sola frase la mia esperienza di conversione.
Il mio racconto, tuttavia, e lo sottolineo, non vuole essere un elogio alla mia persona, una ricerca di vanagloria che renderebbe inutile la stessa testimonianza. Il dono che il Signore Gesù mi ha fatto è così grande che non si può fare a meno di donarlo anche al prossimo, specialmente a quelli più bisognosi della misericordia del Padre. È come se, indegnamente, avessi trovato un tesoro immenso, sconfinato, sotto terra, così grande da cambiare la mia vita in ogni piccola parte, e ciononostante continua a rimanere grande. Cosa fare con questo tesoro inesauribile di grazie, se non attingere ad esso e distribuirne anche ai miei fratelli?
Il modo con cui Dio mi ha chiamato alla vita vera è di per sé prodigioso, straordinario, qualcosa che razionalmente non è spiegabile. Tuttavia l’evento prodigioso in sé non deve distogliere dal messaggio, dalla sostanza di tutto: Dio può tutto. Dio può veramente ogni cosa. È un messaggio semplice e al contempo grandioso. È un messaggio che trova la sua più grande concretezza nell’ordinarietà e nella quotidianità della vita. Gesù Cristo non è venuto sulla terra per fare prodigi, segni e miracoli fini a sé stessi, è venuto a redimerci dal peccato, a darci testimonianza dello sconfinato amore del Padre, il quale chiede solo una cosa a noi: conversione autentica.
Se non c’è conversione, se non c’è distacco dalla vita nel peccato, non c’è fede. Se non c’è amore verso i suoi precetti e verso la sua legge, non c’è fede.
Ritengo, alla fine dei conti, che l’unica cosa veramente straordinaria che posso fare nella mia vita sia questa: sforzarmi quotidianamente di non offendere Dio con il peccato. La straordinarietà è tutta riassunta qui. Non dobbiamo fermarci al prodigioso, come molti cristiani, purtroppo, oggi vogliono fare. Molti cristiani si comportano come Erode, che quando riceve Nostro Signore da Pilato chiede al Maestro di Verità un segno, affinché possa vedere e credere, ma Cristo rimane lì, in silenzio, un silenzio che lo fa passare per un pazzo (Luca 23,6-12).
Dio è pazzo, è vero e lo posso testimoniare, ma pazzo di amore. Dall’alto della Sua Gloria assoluta, della sua Maestà infinita, della Sua Santità perfetta e totale, Dio è continuamente disposto a chinarsi verso i peccatori, anche quelli più incalliti, i quali, se accettano la Sua chiamata, possono essere radicalmente cambiati da Lui.

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Il protagonista di questa storia è Dio, che ha agito attraverso San Pio da Pietrelcina. I santi sono un dono grandioso che Dio continuamente dà alla Sua chiesa cattolica e Padre Pio è uno di questi. Padre Pio è il segno straordinario della presenza divina nella storia, in un’epoca a noi vicina e segnata da una grande scristianizzazione della società. Ancora oggi continuo a sentire nella mia vita la sua presenza costante, sicuro di camminare guardato da Maria verso la vita senza fine, la luce del mondo, l’alba senza tramonto: Cristo Signore.

Clicca qui per il link al video della testimonianza.

LIBERTÀ, O DEL RIFIUTO DELLA MENZOGNA

FONTE: http://radiospada.org/2013/12/liberta-o-del-rifiuto-della-menzogna/

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Tra le principali parole di cui si abusa sin dall’inizio di questa nostra epoca contemporanea, ce n’è una in particolare che mi sta a cuore, una parola di estrema importanza, e specialmente deve esserlo per noi cattolici, in quanto essa è anche una parola evangelica: la libertà.
Come tutto ciò che è abusato, anche questa parola è stata svuotata del suo significato più autentico. Cosa è infatti la libertà? Con la rivoluzione francese e la grande volgarizzazione della terminologia massonica, il termine libertà ha perso la sua accezione più sacra e quindi più vera, fino ad arrivare paradossalmente e orwellianamente a confondere la schiavitù stessa con la libertà.
George Orwell, infatti, grandioso e “profetico” scrittore britannico del secolo scorso, di formazione marxista ma morto cristiano, nel suo più celebre romanzo distopico, 1984, pone come uno dei tre motti del protagonista-antagonista della sua opera, il grande governo di Oceania1, la frase: Freedom is Slavery, “Libertà è Schiavitù”. George Orwell è “profetico” non perché fosse un profeta nel senso biblico del termine. Le sue non sono profezie dovute ad illuminazioni divine altrimenti irraggiungibili dalla sola mente umana, ma frutto della ragione, di una analisi precisa della realtà sua contemporanea e che, a suo dire, avrebbe portato ad una situazione simile, se non addirittura uguale, a quella drammatizzata nella sua opera.
Il termine italiano “libertà” non rende giustizia, a livello meramente etimologico, al concetto autentico dello stesso. Esso deriva dal latino libertas, da lubère, che significa “far piacere”, “aggradare”, quindi farebbe intendere – ed è questa l’accezione contemporanea – che libero è chi fa ciò che più gli piace senza alcun ostacolo.
Possiamo in sintesi affermare che esistono due tipi di libertà, ed è questo un concetto che proviene dalla grande tradizione filosofica del passato: esiste una libertà-di e una libertà-da, ma non entrambe, tuttavia, sono vera libertà. La libertà-di è comunemente chiamata anche “arbitrio”, ma non costituisce in sé stessa la libertà autentica, tuttavia è necessaria per raggiungerla. In passato, teologi eterodossi come Martin Lutero e Calvino teorizzarono il servo arbitrio2, negando quindi la possibilità della libertà-di, ma la Chiesa Cattolica e l’intera cristianità, sin dai primi tempi, ha fortemente sostenuto e difeso il – appunto – libero arbitrio, che tuttavia, lo ripetiamo, non è necessariamente la libertà in sè. Questa concezione protestante, che invero proviene dallo gnosticismo, ha dato poi avvio alla concezione di libertà che ha avuto il proprio culmine nel motto massonico di libertà intesa come libertà-da-autorità, di qualsiasi forma (politica, morale, religiosa, etc.). La definizione che il filosofo prussiano Immanuel Kant, di formazione appunto protestante, diede dell’Illuminismo, derivato massonico, si basa proprio su questa concezione della libertà: “L’Illuminismo è la fuoriuscita dell’Uomo dallo stato di minorità”3. Libero-dal peccato, per i luterani e i calvinisti, per esclusiva attività della Grazia, diviene poi libero-dal male, inteso come autorità assoluta, nel senso “laicizzato” dalla massoneria e dalla mentalità comune. Per essere libero, dunque, secondo la terminologia protestante, massonica e derivata, l’Uomo deve essere libero-da, ancor prima di essere libero-di. Solo quando l’uomo sarà libero-dal male (il peccato per i protestanti, l’autorità assoluta per i massoni e gli illuministi, colpevole di aver formato negli individui lo “stato di minorità” di cui parla Kant), potrà essere veramente libero. La libertà autentica, quindi, in questa visione delle cose, corrisponderebbe alla libertà-di, scegliere ciò che più piace senza alcun ostacolo.
Ma è davvero questa la libertà autentica? Infatti noi possiamo scegliere un qualcosa senza costrizioni, ma non necessariamente possiamo essere definiti liberi. Possiamo comprendere questo importante concetto soltanto con un esempio che riesca a mettere a fuoco il rapporto che deve esserci tra esso e la nostra natura. Ora, noi sappiamo bene che l’Uomo per natura aspira a verità e giustizia. Poniamo l’uomo, assolutamente svincolato da ogni forma di autorità morale, civile e religiosa. L’uomo è libero-di scegliere la verità o la menzogna. Poniamo ora che questo uomo libero-di scegliere, sceglie la menzogna, anziché la verità. Ciononostante, non potremo definire quell’uomo libero, perché la menzogna ostacolerà la sua naturale aspirazione alla verità. Una volta compresa la condizione, quell’uomo si ritroverà nuovamente di fronte ad una scelta: egli sarà libero-di scegliere la verità o di perseverare nella menzogna. Subentrerà dunque il secondo tipo di libertà, la libertà-da. Nel caso in cui, infatti, egli sceglie la verità, la libertà-discegliere la verità si tramuta in libertà-dalla menzogna. E’ questa dunque la libertà più autentica, la libertà-dalla-menzogna. Nel caso contrario, avremo solo un uomo libero-di, ma non un uomo libero.
E’ questo il senso della frase evangelica: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32).
Bisogna essere liberi-di accettare e conoscere la verità, per poi raggiungere lo stato di vera libertà, liberi-dalmale, che come ci insegna la stessa preghiera del Pater, non è un concetto astratto o mondano, ma è Satana, il “principe della menzogna”, come viene chiamato appunto da Nostro Signore nel Vangelo.

Note:
1 In 1984, George Orwell immagina un governo unico mondialista suddiviso in tre superpotenze (Oceania, Eurasia e Estasia), che fingono di farsi continuamente guerra per terrorizzare e mantenere coeso il popolo in un perenne collettivismo, e in una “zona franca” (Nord Africa e Medio Oriente), dove avverrebbero concretamente gli scontri tra le superpotenze. 
2 Secondo Lutero e Calvino, l’uomo, macchiato dal peccato originale, non può scegliere liberamente il bene se non per azione soprannaturale della Grazia. L’uomo, senza la Grazia, è destinato inesorabilmente a scegliere il male. L’arbitrio dell’uomo è, in questo senso, “servo” del peccato originale. Solo Adamo, il primo uomo, fu veramente libero di scegliere il bene o il male.
3 Immanuel Kant, Che cosa è l’Illuminismo?

I LIBRI DEUTEROCANONICI NEL NUOVO TESTAMENTO

FONTE: http://radiospada.org/2013/11/i-libri-deuterocanonici-nel-nuovo-testamento/

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Qualche giorno fa, passeggiando tranquillo, mi sono imbattuto in due testimoni di Geova. Loro mi chiamano, io mi fermo, sapendo già come sarebbe andata a finire, cioè male. Neanche a dirlo, si mise a piovere, di una pioggia fitta e gelata. Loro erano senza ombrello, io ne avevo uno, sebbene piccolo, e così per cristiana carità lo aprii e ci mettemmo tutti e tre sotto. Il più giovane, approfittando dell’occasione, mise fuori la sua brava traduzione del nuovo mondo e cominciò a leggere i soliti passi che, secondo loro, smonterebbero la dottrina cattolica. Di tutta quella conversazione, sinceramente non ricordo più nulla.
O quasi. A una certa, il giovane geovista mi fa: “Ma perché voi cattolici non credete alla vostra Bibbia? Sta scritto anche nella CEI che i morti risorgeranno nella carne e voi non ci credete!" Al che ribatto: "Ma guardi che noi nel Credo diciamo: Credo la risurrezione della carne...". E lui: "Molti cattolici mi hanno detto che si va in paradiso e basta, si vede che nemmeno voi sapete in cosa credete, e volete convincere gli altri di essere nella Verità?". Come spiegare a quei geovisti della crisi massonico-conciliare della Chiesa Cattolica? Impossibile, ho potuto solo sorridere e tacere. Effettivamente, come possiamo noi cattolici donare al mondo la gioia del vangelo, se noi siamo i primi a non conoscerlo per davvero?
Ma non è questo il punto. Scrivo questo articolo per smontare una grande bufala che circola nelle sette protestanti e quelle che da esse hanno avuto origine, fino ad arrivare quindi a Mormoni, Avventisti e Geovisti, e che spiega il motivo per cui tutti questi hanno una versione della Bibbia differente da quella unica della Chiesa Cattolica. Loro mi chiedono prove bibliche sul Purgatorio (a cui loro ovviamente non credono), ed appena mi sentono nominare il libro dei Maccabei il più anziano quasi si irrita, dicendo: “Cosa!? Ma i libri dei Maccabei non sono canonici, sono eretici per gli stessi ebrei!” e, strano ma vero, quasi mandandomi a quel paese, mi saluta e se ne va, trascinando con sé il giovane, e lasciandomi solo sotto quella pioggia ghiacciata.
Tornai a casa. Mi misi a fare ricerche sui cosiddetti libri deuterocanonici (e non eretici) della Scrittura, questo articolo ne è il sunto. Mentre il canone cattolico è composto di 73 libri, quello protestante è composto di soli 66 libri.
Vediamo allora perché Martin Lutero, padre della Riforma protestante, decise di cancellare alcuni libri dal canone veterotestamentario.
Elenco dei Libri rimossi:
  • Giuditta
  • Tobia
  • 1Maccabei
  • 2Maccabei
  • Sapienza
  • Siracide
  • Baruc
  • Ester
  • Supplementi a Daniele e Geremia
L’edizione dei Settanta è la più antica della Tanakh ebraica (Antico Testamento). Essa fu scritta da 72 rabbini ad Alessandria d’Egitto nel III secolo a.C. ed in questa edizione sono inclusi i libri cosiddetti deuterocanonici. Nel I secolo d.C., però, qualche cosa cambiò. La scuola dei masoreti, di ispirazionefarisaica, decise di togliere questi libri dalla Tanakh. Cosa era accaduto? Semplicemente questi libri rischiavano di dare credito alla nuova religione che si stava diffondendo nell’Impero romano, ilCristianesimo, il quale minava le fondamenta del potere del Sinedrio. Da qui il termine deuterocanonici, ossia considerati sì ispirati da Dio, ma non “degni” di far parte del canone ufficiale. Per la nascente Chiesa, invece, questi libri facevano ovviamente parte a pieno titolo del canone biblico.
E’ preoccupante constatare come Lutero si affidò alla tradizione biblica dei Farisei, coloro che condannarono Gesù Cristo a morte, piuttosto che attenersi alla tradizione apostolica rifacentesi proprio alla versione biblica dei Settanta.
Infatti il Nuovo Testamento è pieno di riferimenti agli scritti deuterocanonici, smontando vergognosamente l’eresia luterana e, più in generale, protestante o riformata. Analizziamo questi passaggi.
  1. La strage degli innocenti compiuta per mano di Erode e narrata in Matteo 2,16 è profetizzata inSapienza 11,7:
    “Invece della corrente di un fiume perenne, sconvolto da putrido sangue in punizione di un decreto infanticida, tu desti loro inaspettatamente acqua abbondante, mostrando per la sete di allora, come avevi punito i loro avversari”
    L’acqua abbondante a cui il libro fa riferimento è, ovviamente, Gesù Cristo, in risposta a quella inutile strage. Il Cristo stesso infatti si definì sorgente di acqua viva (Giovanni 4,10; Apocalisse 22,17).
  2. L’insegnamento di Gesù in Matteo 6,19-20, dove è scritto di accumulare tesori in Cielo, è il chiarimento di quanto scritto in Siracide 29,11: “Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell'Altissimo; ti saranno più utili dell'oro”
  3. La regola d’oro di Gesù in Matteo 7,12 – “fa’ agli altri quel che vuoi sia fatto a te” – era già anticipata in Tobia 4,15: “Non fare a nessuno ciò che non piace a te”
  4. In Matteo 7,16-20, Gesù insegna a riconoscere gli alberi dai frutti, così come in Siracide 27,6 è scritto: “Il frutto dimostra come è coltivato l'albero, così la parola rivela il sentimento dell'uomo”
  5. Le persone descritte come pecore senza pastore in Matteo 9,36 sono le stesse di Giuditta 11,19: “Tu li potrai condurre via come pecore senza pastore e nemmeno un cane abbaierà davanti a te”
  6. In Matteo 12,42, Gesù stesso fa riferimento alla Sapienza di Salomone: “La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall'estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c'è più di Salomone!”
  7. In Matteo 22,25; Marco 12,20; Luca 20,29, alcuni sadducei decidono di mettere alla prova Gesù chiedendogli a quale di sette fratelli morti senza eredi andrebbe in moglie una donna che li sposò tutti nella speranza di un figlio. Interessante notare quanto scritto in Tobia 3,8: “Bisogna sapere che essa era stata data in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: 'Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto godere'”. I sadducei si rifanno evidentemente a questo episodio e gli evangelisti ne riconoscono la canonicità. E’ interessante anzi notare che gli avversari di Cristo si rifanno proprio ad uno stratagemma satanico per tentare di mettere in difficoltà il Signore.
  8. L’abominio della desolazione profetizzato da Cristo in Matteo 24,15 è anche presente in 1Maccabei 1,54 e in 2Maccabei 8,17. In particolare, il primo dei versetti citati dà un’ulteriore idea di ciò che l’Anticristo farà nel compiere tale abominio, ossia l’edificazione di una statua idolatrica: “Nell'anno centoquarantacinque, il quindici di Casleu il re innalzò sull'altare un idolo. Anche nelle città vicine di Giuda eressero altari”
  9. La beffa dei capi dei sacerdoti, degli scribi e degli anziani in Matteo 27,43 è profetizzata in Sapienza 2,18: “Se il giusto è figlio di Dio, egli l'assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari”.
  10. Una frase di Maria nel Magnificat (Luca 1,52) è tratta da Siracide 10,14: “Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti, al loro posto ha fatto sedere gli umili”
  11. Gesù che chiama Dio Suo Padre (Giovanni 5,18) segue quanto scritto in Sapienza 2,16, dove sono profetizzate le parole dei calunniatori del Cristo: “Moneta falsa siam da lui considerati, schiva le nostre abitudini come immondezze. Proclama beata la fine dei giusti e si vanta di aver Dio per padre”
  12. La festa ebraica della Dedicazione, Channukah in ebraico, citata in Giovanni 10,22, fu istituita da1Maccabei 4,59: “Poi Giuda e i suoi fratelli e tutta l'assemblea d'Israele stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione dell'altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni, cominciando dal venticinque del mese di Casleu, con gioia e letizia”
  13. La citazione di San Paolo in 1Corinzi 2,16 riprende il versetto di Sapienza 9,13: “Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?”. Ricordiamo che San Paolo fu formato alla scuola di Gamaliele, rabbino e fariseo (cfr. Atti 22,3), a dimostrazione che i farisei, prima dell’avvento di Gesù, credevano nella canonicità dei libri cosiddetti deuterocanonici.
  14. L’affermazione di Paolo in 1Corinzi 15,29, la quale dice che se non c’è resurrezione non avrebbe senso battezzare i nostri corpi corrotti, segue 2Maccabei 12,43-44: “Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti”
  15. L’armatura della Fede descritta da San Paolo in Efesini 6,13-17 si rifà in parte a Sapienza 5,17-20: “Egli prenderà per armatura il suo zelo e armerà il creato per castigare i nemici; indosserà la giustizia come corazza e si metterà come elmo un giudizio infallibile; prenderà come scudo una santità inespugnabile; affilerà la sua collera inesorabile come spada e il mondo combatterà con lui contro gli insensati”
  16. I sette spiriti che sono dinanzi al trono di Dio, ossia i sette Arcangeli, di Apocalisse 1,4 sono citati anche in Tobia 12,15 per bocca del santo Arcangelo Raffaele: “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”
Cari fratelli protestanti, abbandonate l’eresia che vi inganna e tornate nella Chiesa di Cristo, quella Cattolica!